SHORT RANGE SURVIVAL SHOOTING™ IL TIRO REATTIVO NELLA DISTANZA A CONTATTO

In ques’articolo andiamo ad “esplorare” il tiro reattivo nella distanza a contatto.
Di Tony Zanti


Abbiamo visto nei precedenti articoli che il Tiro Operativo che si effettua con l’arma corta, che è insegnato nella Didattica tradizionale, è pressoché totalmente dedito al concetto di Tiro Attivo, sia per quanto riguarda le distanze entro le quali detto Tiro ha luogo, sia per l’impostazione fisica e mentale che è trasferita all’Operatore. E’ opportuno ribadire che la realtà degli scontri a fuoco, ove predomina l’arma corta, vuole che essi avvengano – di volta in volta – a distanze diverse tra loro e, soprattutto, a distanze diversissime da quelle alle quali l’Operatore è abituato nella “realtà” addestrativa. Naturalmente, le distanze hanno un peso abbastanza rilevante nel suddetto contesto, che deve mirare a ricreare una certa parvenza di credibile realismo e non un gioco dal sapore sportivo. Colpire una sagoma di carta che – appunto – aspetta immobile, interamente visibile e ottimamente illuminata a distanze di dieci, quindici e venticinque metri, costituisce un esercizio di Tiro Sportivo e raramente offre una corrispondenza con la realtà della maggior parte degli scontri a fuoco. Tali distanze, infatti, sono irrealistiche nel Tiro Reattivo con l’arma corta, che percentualmente avviene entro qualche metro dall’Operatore. In molte delle suddette occasioni, Operatore e Bersaglio Armato™ sono talmente vicini da potersi toccare. Letteralmente! Succede molto più spesso che si possa immaginare.

LA DISTANZA A CONTATTO

Quando l’Operatore si avvicina al Bersaglio Armato – o viceversa – a tal punto che gli arti superiori di entrambi siano estesi e le mani arrivino a toccarsi, si ottiene la più cruciale delle distanze che esistono nel confronto armato. Ovvero, siamo al limite della suddetta distanza, che possiamo stimare entro i due metri o poco meno, come avviene nella maggior parte dei casi. Il limite minimo è zero, cioè il contatto assoluto, come quello risultante tra due corpi avvinghiati nella lotta. A questa distanza, si capisce, le Tecniche di Tiro tradizionali non hanno spazio alcuno e ancor minore rendimento. E’ impossibile negare che a questa distanza non avvengano episodi relativi al confronto armato, in quanto essi sono ampiamente documentati. E’ altrettanto impossibile negare che vi sia il bisogno di addestrare l’Operatore ad effettuare il Tiro Reattivo entro la suddetta distanza, considerando che entro i tre metri avvengono la maggior parte degli scontri a fuoco e che a oltre venti metri avviene soltanto qualche punto di percentuale dei medesimi. L””addestramento” tradizionale-abituale al Tiro Operativo con l’arma corta ha la stessa valenza dell’insegnare il fioretto a chi poi va in battaglia con scure e alabarda.

Si tenga conto del fatto che la Distanza a Contatto è in realtà la distanza più comune che regola i rapporti tra gli esseri umani, costituendo lo spazio entro il quale abbiamo una maggiore interazione con gli altri. Uno spazio che non esiteremmo a definire quale “distanza sociale”. E’ infatti la distanza entro la quale avvengono le normali conversazioni, anche con individui sconosciuti. Uno spazio che siamo costretti a dividere con altri in ascensore, al cinema e in tutti i luoghi più o meno affollati.

Si tenga anche presente che a questa distanza avvengono i disarmi, ossia i tentativi di sottrazione dell’arma. A questa distanza avviene anche l’utilizzo del bastone tattico e dell’erogatore di peperoncino nebulizzato, oltre che il classico corpo-a-corpo, ove le armi naturali del corpo umano possono essere rese più letali dall’uso dell’arma bianca. In caso di bisogno estremo, l’Operatore deve essere in grado di utilizzare l’arma da fianco, allo scopo di effettuare un efficace Tiro Difensivo.

IL TIRO REATTIVO NELLA DISTANZA A CONTATTO

Il Tiro Reattivo nella Distanza a Contatto è largamente inesplorato, se non virtualmente sconosciuto. Potrebbe sembrare incredibile che una simile tipologia di tiro debba essere inquadrata in uno schema standardizzato e costellato di regole ben precise, in quanto la maggior parte degli Operatori non è portato a concepire il tiro a simili distanze. In effetti, il Tiro Reattivo nella Distanza a Contatto non è affatto semplice. Tradizionalmente, esso ha avuto poca attinenza con i concetti legati al cosiddetto Tiro Operativo (o presunto tale!), perché essenzialmente diverso e, per certi versi, poco oppure per niente considerato, se non a livello di astrusa fantasia cinematografica!

I fatti, però, vogliono che il Tiro Operativo/Difensivo possa e debba avvenire a queste distanze minime, sia che l’Operatore sia minacciato e/o aggredito con l’arma da fuoco, sia con l’arma bianca. Molti diranno che difendersi da un’arma da fuoco a tale distanza è pura fantasia e che il relativo addestrarsi a tale evenienza costituisce un futile – se non pericoloso – esercizio. Ciò ha un fondamento di verità, soprattutto per il fatto che molte Tecniche Difensive che hanno per oggetto il disarmo dell’arma corta, sono poco credibili e ancor meno efficaci. Detto questo, non possiamo disconoscere l’utilità dell’applicazione delle corrette Tecniche Difensive. Si ricordi che, quando ci si riferisce al Tiro Difensivo/Operativo con l’arma corta, in realtà parliamo di “combattimento con la pistola” e non – semplicemente – di tiro con la pistola. Ciò è apertamente palese e trova la sua più autentica applicazione nella Distanza a Contatto, ove il confronto armato può risolversi in tutt’altro modo che quello consolidato attraverso mesi e anni di addestramento – a colpire una sagoma inanimata a distanze – decisamente – irrealisticamente lontane.

CONTRO LA LAMA

Il più grosso problema riguardante la Difesa Armata e Disarmata nella Distanza a Contatto ha a che vedere con l’arma bianca brandita dal Bersaglio Armato: più specificamente, la lama. Le armi da percussione (spranghe e bastoni) non sono affatto innocue, ma il coltello assume primaria importanza nel novero delle armi bianche, in quanto altamente letale, nonché celabile sulla persona. L’estrema pericolosità del coltello, utilizzato come arma del CQC (Close Quarter Combat), ha da sempre destato preoccupazione, anche da parte di coloro i quali portavano l’arma corta, per Servizio o Difesa. Il coltello è davvero temibile, anche quando lo si paragona alla pistola. A prima vista potrebbe sembrare che la pistola sia più letale del coltello, per il numero dei colpi che può contenere e per la distanza dalla quale detti colpi possono essere sparati. Se ciò è vero alle distanze medio-lunghe, alle corte distanze, tipiche del CQC, il coltello spicca per versatilità e mortale efficacia. Nella Distanza a Contatto, la lama può essere più letale della pistola: le ferite prodotte dalla prima sono generalmente più gravi e invalidanti. Senza contare che chi impugna il coltello è generalmente più deciso o più disperato della sua controparte che impugna l’arma corta: in entrambi i casi, i risultanti fattori psicologici possono far pendere la bilancia in favore della lama.

La difesa dal coltello deve essere rapida e conclusiva, senza che vi siano stacchi e indugi nell’azione. L’unica chance che l’Operatore ha di sopravvivere al suddetto confronto, è quella di centrare l’aggressore e fermarne l’azione criminale, pur applicando le norme di Legge che regolano la Difesa Legittima (art. 52 del Codice Penale). Dirigere il fuoco difensivo verso altra parte del corpo (ad esempio, gli arti o il bacino), allo scopo di ferire l’aggressore per non rischiare di ucciderlo, non è consigliabile ai fini della sopravvivenza.

SOLUZIONI D’OLTREOCEANO

Come da tradizione inveterata, le Tecniche Difensive primarie contro l’aggressore armato di coltello, trovarono terreno fertile nel corpo della Dottrina tattica statunitense e furono poi esportate in tutto il mondo. In verità, negli anni si sono sviluppate, negli Stati Uniti, numerose Tecniche di Difesa contro il coltello da parte dell’Operatore armato. Esse prendono spunto da una Posizione di Tiro che è simile alla Posizione Reattiva™ del Tiro Dinamico Operativo® per quanto riguarda la posizione degli arti inferiori e che potremmo chiamare “La Guardia”. La mano debole che si protende allo scopo di intercettare il braccio o il polso dell’aggressore che regge il coltello e la mano forte (che regge la pistola) che è portata all’altezza del fianco. In particolare, la mano che impugna la pistola compie una rotazione di novanta gradi, in modo che le dita chiuse siano rivolte verso l’alto e la parte inferiore dell’impugnatura della pistola sia rivolta verso l’Operatore (il caricatore è tenuto premuto contro il fianco), onde evitare che un lembo sporgente di stoffa, appartenente al vestiario indossato dall’Operatore, vada a insediarsi nell’azione della pistola, così dando luogo ad un inceppamento dell’arma. Da questa posizione “madre”, sono nate diverse posizioni, sebbene diverse di loro sollevino dubbi sulla loro effettiva validità. A questo proposito, possiamo citare quelle più prominenti.

  • LO “SPEED ROCK”. Consiste nell’arcuare il proprio corpo all’indietro, mantenendo quasi inalterate le caratteristiche de “La Guardia”. Naturalmente, lascia la parte frontale del corpo scoperta e alla mercé dell’aggressore, mentre lascia l’Operatore in equilibrio fin troppo precario.
  • LO “SHOVE & SHOOT”. Questa Tecnica vuole che l’Operatore colpisca con un manrovescio il capo o il petto dell’opponente (usando la mano debole), mentre la mano forte dirige alcuni colpi di pistola sul Bersaglio Grosso di costui. Poco efficace, ma abbastanza pericolosa (come volevasi dimostrare, qualcuno è riuscito a spararsi sulla mano, durante l’addestramento).
  • LA “ELBOW TECHNIQUE”. Incredibilmente, questa popolare Tecnica richiede che l’Operatore sporga in avanti il gomito del braccio del lato debole, che è contratto, per andare a colpire il petto dell’aggressore, oppure porre una barriera contro l’arma bianca che questi impugna, mentre la mano forte usa la pistola per colpirlo nel basso ventre. Posizione mutuata dal Karate, non ha senso alcuno nel combattimento con la pistola!
  • LA “CONTACT READY”. Molto imitata in Italia, questa Tecnica vede la mano debole dell’Operatore afferrare il polso o l’avambraccio della mano dell’aggressore che regge il coltello, mentre la mano forte è poggiata al fianco, mantenendo la parte inferiore dell’impugnatura (quella che contiene il caricatore) a contatto con il fianco. Ne risulta un tiro impreciso e non determinante, inefficace a fermare l’aggressione.
  • LA “DRIVE FORWARD”. Meno conosciuta, questa Tecnica dirige l’Operatore a spingersi contro l’aggressore con la mano debole levata e la mano forte che impugna la pistola nella solita maniera: una Tecnica aggressiva, ma che non tiene conto del fatto che la mano debole mal si adatta a spingere un peso consistente, quale il corpo di un aggressore in movimento. Una variante della “Angle Forward” (che vorrebbe far sì che l’Operatore si ritrovi al lato dell’aggressore, con un movimento subitaneo – ma difficilmente eseguibile) e diametralmente opposta allo “Step Back” (che potrebbe causare il subitaneo spostamento retrogrado dell’Operatore, con possibile conseguente capitombolo).

Una marea di Tecniche, quindi, alcune derivanti dalle Arti Marziali e altre da congetture che non trovano il giusto riscontro nell’umana macchina biomeccanica, impegnata nel combattimento con la pistola.

SOLUZIONI DEL TIRO DINAMICO OPERATIVO®

Molta della letteratura americana sull’argomento del Tiro Operativo con la pistola, fa riferimento ad un termine che (ovviamente!) ha preso piede anche da noi: “Tactical Pistol”. Un termine abbondantemente usato, che sottintende una certa abilità e sagacia nell’utilizzo della pistola e non soltanto nel tiro. Tuttavia, un termine che serve a meglio individuare e descrivere la realtà del combattimento (perché di questo si tratta!), è proprio “Combat Pistol”. Appunto! Detto termine assume maggior risalto durante il Tiro Difensivo/Operativo nella Distanza a Contatto. Chiaramente ciò vale anche per l’addestramento preparatorio alla suddetta attività. Combat Pistol, quindi!

Oltre che inquadrare il Tiro Difensivo/Operativo con l’arma corta nel suo più autentico significato – focalizzando la nostra attenzione sulle tematiche relative al combattimento e non a fallaci e improbabili Tattiche – dobbiamo considerare la sempiterna dicotomia Tempo-Distanza, che permea il combattimento. Quanto è distante l’Operatore dal Bersaglio Armato? Quanto è distante l’arma di ciascuno di loro? Quanto tempo è necessario perché ciascuna arma sia “azionata”? E così via… Naturalmente, l’Operatore non deve dimenticare che egli stesso è un Bersaglio Armato! Esposta questa necessaria premessa, andiamo ad esplorare le soluzioni che il Metodo Tiro Dinamico Operativo® propone, che sono relative alle Posizioni di Tiro a Contatto™, appositamente ideate per il Tiro Difensivo nella Distanza a Contatto. E’ bene notare, inoltre, che tutte le sotto elencate Posizioni di Tiro sono caratterizzate dall’assunzione della Posizione Reattiva, che pone l’Operatore in equilibrio ottimale nei confronti dell’Ambiente Tattico™ e durante lo scontro con il Bersaglio Armato. Detta Posizione è anche conosciuta come Dynamic Pyramid™ nel linguaggio del DCS (Dynamic Combat Shooting®), che è il Metodo originale di Tiro Difensivo/Operativo dal quale nominalmente proviene il TDO.

  • LA MEZZA MANTIDE™. Questa Posizione di Tiro del Tiro Dinamico Operativo® si imposta (accademicamente) assumendo la Mantide nel Tiro Puntato e poi togliendo poi la mano di supporto dalla presa a due mani. E’ possibile, comunque, assumere detta Posizione di Tiro, non appena la pistola è estratta dalla fondina, oppure essa è impugnata in una Posizione a Contatto™. Si ottiene così un tiro estremamente preciso nella Distanza a Contatto, essendo l’arma posizionata al centro del corpo e all’altezza dello sterno, che centrerà il “Center Mass” dell’aggressore.
  • LA POSIZIONE ASCELLARE™. Questa Posizione di Tiro del Tiro Dinamico Operativo® prende il nome dalla vicinanza dell’impugnatura all’ascella dell’Operatore. In realtà, il punto di appoggio è costituito dal limite laterale del muscolo pettorale ed è soltanto il polso della mano che impugna l’arma corta che poggia contro di esso. E’ una Posizione di Tiro nella quale l’arma è a stretto contatto con il corpo dell’Operatore ed è necessario intraprendere la giusta cautela, per evitare che il movimento retrogrado del carrello sia ostacolato dal corpo dell’Operatore, dal vestiario o dall’equipaggiamento che questi indossa. Il giusto posizionamento del polso sul punto di appoggio prevede che, prima di effettuare gli esercizi a fuoco, l’Operatore blocchi il carrello dell’arma corta scarica in apertura e controlli visivamente che la parte posteriore del carrello non vada a toccare detti impedimenti, tenendo anche conto dello spazio aggiuntivo di qualche centimetro che rinculo e rilevamento producono. L’impostazione degli arti inferiori rimane la Posizione Reattiva. La Posizione Ascellare può essere assunta rapidamente e conseguentemente all’estrazione dell’arma corta dalla fondina. Rispetto alla Mezza Mantide, l’Ascellare diminuisce le possibilità di intercettazione o espropriazione dell’arma.
  • LA POSIZIONE SULLA CINTURA™. Questa Posizione di Tiro del Tiro Dinamico Operativo® può anche essa rendersi necessaria nella Distanza a Contatto, quando l’Operatore deve contrastare un attacco effettuato con arma bianca. Il Tiro Puntato effettuato dalla Posizione sulla Cintura nella Distanza a Contatto è estremamente preciso e raggiunge con costanza il Bersaglio Grosso, una volta che l’Operatore avrà imparato a dare all’arma corta la giusta inclinazione, in quanto i colpi saranno comunque centrali sul bersaglio. Anche qui, l’accorgimento da seguire è relativo al posizionamento dell’impugnatura, in quanto portare l’arma troppo vicino al ventre equivale a incepparla (inceppamenti avvengono anche se la presa non è abbastanza salda e l’azione del rinculo non è ben contrastata dalla mano che impugna l’arma). Si tenga presente che l’avambraccio dell’Operatore è a contatto con la parte frontale-laterale della cintura, mentre il polso non poggia su essa, ma è rigidamente bloccato al centro della medesima, in corrispondenza della fibbia, in modo da garantire la centralità del tiro. La Posizione Reattiva si rende necessaria anche in questa posizione di Tiro, in quanto rafforza l’equilibrio e permette che l’Operatore si disponga perpendicolarmente al Bersaglio Armato.
  • IL TIRO A CONTATTO. Quando l’Operatore teme che la propria pistola possa essere espropriata dal Bersaglio armato, la propria mano colpita dalla lama, oppure che un colpo sparato da una delle suddette Posizioni di Tiro possa andare a colpire la propria mano debole, coinvolta in frenetici e convulsi movimenti, volti ad evitare che la lama colpisca il proprio corpo, l’Operatore mette in atto il Tiro a Contatto. Questa modalità di tiro prevede che la volata dell’arma sia portata a contatto con il corpo del Bersaglio Armato, con un rapido movimento, inteso ad evitare che l’arma sia da questi intercettata e altrettanto rapidamente essa è retratta. Solitamente, tale tiro neutralizza il Bersaglio Armato, anche se il proiettile non intercetta organi vitali, a causa della gravità della dolorosa ferita, che produce un effetto debilitante.

CONCLUSIONE

Il Tiro Operativo/Difensivo con la pistola nella Distanza a Contatto non è né semplice, né “istintivo”, bensì segue regole ergonomiche ben precise, che servono ad indirizzare il tiro verso il Bersaglio Grosso dell’aggressore, allo scopo di arrestarne l’azione criminale ed evitare o limitare i danni causati dall’arma che impugna. A onor del vero, dobbiamo parlare di Tecniche di “Combat Pistol”, poiché il combattimento è ciò che avviene in tali incresciose circostanze. La sopravvivenza dell’Operatore è strettamente connessa alla sua abilità e preparazione: oltre al necessario “sangue freddo”, questi deve impiegare Tecniche efficaci e risolutive. Un’approfondita e onesta valutazione delle Tecniche su mostrate porterà l’Operatore ad inserire nel proprio bagaglio professionale soltanto quelle Tecniche che risultano valide a rigor di logica, senza lasciarsi condizionare da emozioni esterofile.

FOTO E RELATIVE DIDASCALIE


La Distanza a Contatto.

Un’arma pericolosissima nella Distanza a Contatto.

La “Elbow Technique”, epitome di una serie di Posizioni di Tiro nella Distanza a Contatto, caratterizzate da una dubbia – se non palese –inefficacia.

La difesa dal coltello impiegata in questa diffusissima Posizione, produrrà un tiro impreciso e diretto a parti del corpo che non garantiscono l’arresto dell’azione aggressiva.

Infatti, molte volte il bersaglio inteso è preso marginalmente o addirittura mancato, nonostante la vicinissima distanza, a causa del posizionamento meno che ottimale della pistola.

Assumendo questa Posizione di Tiro, l’Operatore riesce a colpire la Center Mass dell’aggressore, soltanto quando questi è più basso.

Se l’aggressore è più alto dell’Operatore, generalmente questi riuscirà a colpire soltanto l’addome o il bacino.

La pratica del tiro nella Distanza a Contatto, mostra che la volata è diretta contro il basso ventre dell’ipotetico Bersaglio Armato.

La zona che l’Operatore colpisce in addestramento. Un semplice duplicato di ciò che avverrà nella realtà del combattimento con la pistola.

La Posizione Ascellare™ del Tiro Dinamico Operativo® indirizza i colpi sul Bersaglio Grosso dell’aggressore, anche se questi è più alto dell’Operatore.

La Mezza Mantide™, ugualmente precisa ed efficace.

La Posizione sulla Cintura™, anch’essa precisa ed efficace.

Colpi sparati in rapida sequenza dalla Posizione sulla Cintura con una pistola in calibro .45 ACP, mostrano la precisione di tale tiro.

Infine, la vicinanza estrema con l’aggressore fa sì che questi possa disarmare l’Operatore, qualsiasi Posizione di Tiro egli assuma.

Il Tiro a Contatto costituisce il rimedio alla precedente situazione.

L’addestramento al Tiro a Contatto.